Scresolum

La cucina di Chiara Comotto

Chi sono

Chiara

Roast beef, cotolette, campane, patate e rosmarino, aspirapolvere, lasagne: profumi, suoni e sapori da cui tutto ebbe inizio.
Io sono Chiara, nata nel 1978 e cresciuta a Milano in una famiglia per la quale la dominica era un giorno speciale: la mamma cucinava i nostri piatti preferiti, il papà andava a prendere i nonni e, mentre io e mia sorella litigavamo per evitare le faccende più noiose (aspirapolvere appunto!), la casa veniva lentamente inondata da profumi irresistibili.
Se mi chiedono da dove nasca la mia passione per la cucina, la risposta più vera è “da Domenica” e, in un certo senso, è anche lì che voglio tornare ogni volta che cucino.
Sono un’amante del cibo, mi piace conoscere, assaggiare, sperimentare, studiare, toccare e tutto ciò che mi dia la possibilità di leggere, scrivere o parlare di ingredienti e ricette; impazzisco di felicità quando mio marito mi regala una cena in un ristorante stellato, ma sono contenta quanto i bambini di entrare in un fast food; adoro cucinare per gli altri, ma soddisfo le mie voglie anche quando sono sola.
Ho due lauree in pedagogia e per quindici anni ho lavorato con bambini e adulti con disabilità; questa bellissima professione, unitamente all’essere madre, mi ha fatto capire il ruolo importantissimo del cibo nella crescita dell’individuo. La mia cucina è attenta alla qualità e freschezza delle materie prime, alla loro provenienza, alla stagionalità, al rispetto di eventuali intolleranze o allergie e i bambini sono sempre benvenuti perché cucinare insieme ad un “piccolo chef” può essere estremamente educativo per entrambi.
E, dulcis in fundo, sono una moglie, una compagna e un’amante che ritiene il cibo fondamentale all’interno della relazione: da quando prepariamo insieme la colazione al mattino, a quando ci ritroviamo la sera in cucina per raccontarci gli eventi della giornata, o a quando il cibo diventa un gioco per inebriare il dopo cena….. la passione per la cucina si trasforma in passione nella coppia.
Da tutto ciò nasce l’dea e la voglia di scrivere, di raccontare, di far partecipi gli altri del mio mondo: benvenuti da SCRESOLUM!

 

Pensieri sparsi

Scresolum_004
_MRK9342bn
_MRK9464- 2
993999_10201752352121129_664523728_n
IMG_5876
Monini
Scresolum_8
_DSC2733
_MG_0563
????????????????

La mia idea

Scresolum

Quante volte ho sognato di avere un ristorante tutto mio? Ma il termine “ristorante” può essere fuorviante! I miei sogni sono stati popolati da osterie, taverne, enoteche e brasserie; insomma, tutto ciò che potesse farmi stare il più a lungo possibile fra i colori di una ratatouille e il profumo di creme vellutate.
Non solo sono consapevole di quanto sia duro il mestiere del cuoco e di quanto tempo porti via alla famiglia, ma, se questo non bastasse a farmi desistere, ci sono altre motivazioni che mi portano a credere che il lavoro all’interno di un ristorante non mi realizzerebbe pienamente, la più importante delle quali è la mancanza del rapporto diretto con il cliente. A me piace moltissimo osservare l’espressione di chi riceve il mio piatto, ascoltarne le critiche o i consigli, raccontargli da dove nasce la ricetta e la provenienza degli ingredienti.
Quando l’anno scorso, grazie anche all’avvicinarsi dell’apertura dell’Expo e di tutte le manifestazioni legate al cibo e all’alimentazione, si è iniziata a diffondere la moda del “Social eating”, io ne sono stata completamente conquistata. Il social eating permette a persone che non si conoscono, di sedersi al medesimo tavolo, presentarsi e incominciare a chiacchierare. Il cuoco che crea l’evento e il menu che propone, sono il mezzo attraverso il quale si esplica un fine ancora più gratificante: aprire le porte della propria casa a sconosciuti, coccolarli con il proprio cibo e, fra un bicchiere di vino e una boccata d’aria in terrazzo, accorgersi di quanto questo sia molto più piacevolmente “social” di Facebook o Twitter.
Grazie a questo fenomeno, che coinvolge anche mio marito e saltuariamente anche i nostri figli, abbiamo conosciuto persone di qualsiasi età, estrazione sociale o provenienza, che hanno arricchito e continuano ad arricchire le nostre vite.
Ormai ci sono piattaforme che raccolgono gli amanti del Social eating e che ne stabiliscono regole e confini e questo è molto positivo sia a tutela dei cuochi che degli ospiti.
SCRESOLUM è il nome che avevo dato al ristorante dei miei sogni, nome poco orecchiabile, forse bruttino, ma per me il più adeguato a ciò che sono e a ciò che faccio. SCRESOLUM è l’acronimo che riunisce tutti i membri della mia famiglia (Simone, Chiara, Rebecca, Sofia, Luca e Matteo) è, quindi, ciò da cui parto ogni giorno per canticchiare davanti ai fornelli e, arrivata sera, spalancare la porta a meravigliosi sconosciuti e dire loro: “Benvenuti da Scresolum, benvenuti nella mia casa e nella mia famiglia.”

Pensieri sparsi

Supporters

La mia attività è nata all’interno della famiglia e in essa cresce e prende forma giorno dopo giorno. Se riesco a soddisfare numerosi palati e soprattutto a stupire le persone per l’atmosfera nella quale si immergono appena varcata la soglia, è grazie al supporto e alla collaborazione di mio marito Simone. Un grazie di cuore va anche ai nostri figli, sempre partecipi e prodighi di consigli  e, non ho dubbi, futuri estimatori della buona cucina.

Scresolum_006